“Io sono legale” arriva a Rovigo la campagna d'informazione per una spesa consapevole


Cosa si nasconde dietro un semplice sacchetto di plastica per la spesa, uno di quelli che in Italia per legge dovrebbe essere compostabile? 
I numeri di questa “filiera nera” sono impressionanti: circa la metà dei sacchetti in circolazione, secondo le stime, sono ancora illegali. 

La caccia agli shopper illegali che circolano spesso indisturbati nel nostro paese è una guerra logorante, condotta da tempo dalle forze dell’ordine. Ma cosa si nasconde dietro un semplice sacchetto di plastica per la spesa, uno di quelli che in Italia per legge dovrebbe essere compostabile?
I numeri di questa “filiera nera” sono impressionanti: circa la metà dei sacchetti in circolazione, secondo le stime, sono ancora illegali. Secondo un’indagine realizzata da Legambiente nel dicembre 2014, su 37 sacchetti per la spesa prelevati presso punti vendita della Grande distribuzione organizzata ben 20, pari al 54% del totale, sono risultati non conformi alla legge che ha messo al bando gli shopper non compostabili. Per informare correttamente i cittadini e denunciare il racket degli shopper illegali è nata la campagna itinerante “Io sono Legale”, promossa da Legambiente e RE.MA.Plast e realizzata grazie alla collaborazione con Novamont.
Oggi Legambiente era al mercato della Commenda di Rovigo dove i volontari hanno sensibilizzato commercianti e cittadini sul tema distribuendo sacchetti biodegradabili e compostabili, depliant informativi e gadgets.
“L’Italia è stato il primo paese dell'Unione Europea a mettere al bando i sacchetti di plastica con una legge innovativa approvata nel 2006 ed entrata in vigore cinque anni dopo. Una legge che ha consentito di ridurre il numero degli shopper usa e getta ma purtroppo ancora è in parte disapplicata” - dice Giulia Bacchiega, presidente del circolo di Rovigo - “e il settore è diventato terreno d’azione anche delle ecomafie, che inquinano il mercato legale e impongono i loro prodotti in plastica tradizionale. Il tutto senza considerare i gravi danni all’ambiente e al mare, oltre all’aggravio dei costi di smaltimento dei rifiuti quantificato in 50 milioni di euro”.


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